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Chi semina virtù fama raccoglie.

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L’ultima Cena . Leonardo Da Vinci

L’ultima Cena . Leonardo Da Vinci

Leonardo Da Vinci - L’ultima Cena

L’ambiente prospettico dell’opera prolunga in maniera illusoria la stanza del refettorio di un convento. Luogo di continua meditazione per i frati anche quando sono a mangiare, come se la loro tavola continuasse con quella di cristo. Spazio reale e spazio pittorico.

Finestre che si aprono sul fondo. Sulla tavola notiamo oggetti di feltro che sono forse fatti a mano. Tutto ha il rilievo di una natura morta.

Leonardo ha studiato molto quegli oggetti e le opere d’arte fiamminga, piene di dettagli che a MIlano in quell’epoca giravano molto.

Cristo è il più volumetrico e inserito in una struttura piramidale. Il suo atteggiamento: china la testa leggermente in avanti,indica il pane e il vino e annuncia il suo traditore. Le braccia sono distese, palmi verso l’alto, quasi a mostrare le mani che saranno trafitte dai chiodi, gesto consapevole, dolente. Gesti ampi e solenni, gesti che si sottopongono alla meditazione. Gli apostoli sono individuali, ognuno esprime se stesso.

La luce entra da dietro, c’è la centralità di Cristo.

La struttura dispositiva si rifà a quella di Andrea Del Castagno. C’è una bellezza, un fascino, come se stessimo in mezzo aglio apostoli. Leonardo mette in evidenza i moti dell’animo per mezzo della fisionomia di ogni apostolo. Domina Cristo, al centro, isolato , gli apostoli posti a gruppi di 3 (simbolo di perfezione, della trinità)

Gli apostoli sono in comunicazione tra di loro, dialogano.

Leonardo ha rappresentato Giuda in mezzo agli altri non è isolato perché ancora non è cattivo, ma diventerà cattivo dopo aver scelto di schierarsi con il male, con il libero arbitrio.  

Domenicani -> libero arbitrio

Ognuno ha il proprio atteggiamento, tutti con un atteggiamento di dolore, di cui Cristo al centro è l’emblema. Luci che investono volti e particolari della tavola. Essa viene dal davanti e dal retro dell’opera.

C’è la prospettiva fiamminga e brunelleschiana. Crea diversi punti di visione, facendo staccare i volumi.

A Leonardo interessa l’espressione. Si appoggiano tutti gli apostoli, la scena è organica, coerente, legata. Attorno a Cristo c’è un vuoto triangolare. C’è l’horror vaqui, la morte.

C’è anche la vita, indizi di vita, le palme che vanno verso l’alto, serenità, armonia, dolcezza del volto di Cristo. Armonia universale attraverso Cristo, stessa armonia che troviamo nella Gioconda. Tutto è divenire, tutto è finalizzato verso a natura. 

Vergine delle Rocce - Leonardo Da Vinci

Vergine delle Rocce - Leonardo Da Vinci

Adorazione dei Magi - L. Da Vinci

E’ un incompiuto, forze per via della partenza di Leonardo a Milano. C’è molta maestria nel disegno, anche se la scena sembra essere quasi disperata. Non sappiamo se sia stata lasciata incompiuta volontariamente, forse perché per Leonardo trasmetteva ciò che doveva trasmettere o forse per renderla ancora di più un’opera aperta, ovvero che il significato sta tutto negli occhi di chi legge, un’opera che da spazio, che non ha confini. La madonna è un 3/4 rotante, un continuo oscillare. Il bambino è il vertice dello schema piramidale. San Giuseppe non è molto in vista, non c’è rilevanza per la sua figura.

Adorazione dei Magi - Leonardo Da Vinci

Adorazione dei Magi - Leonardo Da Vinci

Ritratto di Ginevra de’ Benci - L. Da Vinci

E’ un dipinto a tempera e olio su tavola databile circa 1474.

Essa andò in sposa nel 1474 a Luigi di Bernardo di Lapo Nicolini. La sua famiglia fu a lungo legata all’attività di Leonardo a Firenze: in casa Benci si tenne l’Adorazione dei Magi, incompiuta dopo la partenza del pittore per Milano; inoltre Tommaso de’ Benci, poeta discepolo di Marsilio Ficino, fu amico di Leonardo.

Ginevra, che è ricordata anche da Lorenzo il Magnifico come una delle donne più colte della società fiorentina dell’epoca, è stata identificata nel ritratto grazie alla presenza, sullo sfondo, di fronde verdi di ginepro, che alludono al suo nome per paronomasia. L’opera venne vista da Vasari che nelle Vite scrisse: “Leonardo ritrasse la Ginevra d’Amerigo Benci cosa bellissima”

La donna aveva un lieve strabismo di Venere, un simbolo di bellezza all’epoca. Il viso  è impenetrabile, sembra sia triste da un lato ma meno triste dall’altro. Lo sfondo è scuro. La donna ha una banda nera sulle spalle che lascia pensare alla perdita del marito.

Ritratto di Ginevra Benci - Leonardo Da Vinci

Ritratto di Ginevra Benci - Leonardo Da Vinci

L’annunciazione - Leonardo Da Vinci

Nell’opera vediamo che la prospettiva proviene dal palazzo quattrocentesco. La tipologia della madonna è consueta. Gli sguardi non si incrociano come in ogni opera di Leonardo. Essa sta leggendo, c’è un leggio di fronte, L’angelo tiene con una mano un ramoscello d’ulivo mentre con l’altra porge la benedizione. Maria è una donna fiorentina, ha una certa raffinatezza. 

L’artista gioca molto con il chiaro e lo scuro per rendere plastiche le forme ed esaltare le figure. I fiori del tappeto erboso sono reali e botanicamente classificabili. Nel paesaggio c’è atmosfera, lo spegnimento nel colori che avviene nel paesaggio è tipico di Leonardo, raffigura così la lontananza. Sullo sfondo vediamo anche un muretto che rimane aperto, come a significare che il messaggio dell’annunciazione, la salvezza, si divaghi per tutta la terra.

L’annunciazione - Leonardo Da Vinci

L’annunciazione - Leonardo Da Vinci

Leonardo Da Vinci

Nasce a Vinci il 15 aprile nel 1452 da genitori illegittimi. E’ stato pittore ingegnere e scienziato italiano ed è considerato uno dei geni più rilevanti della storia rinascimentale  e dell’intera umanità.

Studiò nella bottega del Verrocchio dai 17 anni a Firenze, non ebbe un’istruzione  buona, non conosceva il latino o il greco, non sapeva effettuare calcoli matematici ma era curioso e ingegnoso, lui stesso si rifiutò di studiare quelle materie perché sosteneva fossero insegnamenti sbagliati, tutto quello che bisognava sapere partiva dalla pratica. Era più importante esplorare e studiare con i propri occhi, infatti lui aveva a disposizione le vaste campagne, i fiumiciattoli e la gente, per studiare e disegnare. 

Descritto da tutti come una persona affascinante, teneva al suo aspetto, e non si perdeva mai d’animo, studiava nella bottega del Verrocchio e pitturava ogni giorno, creava e seguiva i progetti del suo maestro.

Studiava la luce, le piante, amava la natura, non mangiava animali perché non voleva cadaveri nel suo corpo, li osservava, rimase affascinato soprattutto dal volo degli uccelli alla quale si ispirò più avanti per una delle sue creazioni più famose.

Il concetto di Leonardo è la continuità. La sua linea non è più funzionale, è morbida, leggera, una delle sue caratteristiche è il movimento, riesce a dare flessibilità e plasticità alla figura, la rende quasi mobile.